Le urla di protesta della nuova generazione per le vittime del conflitto israelo-palestinese.Fuori dal Virus n.1875.SP

Le parole di un ragazzo di appena 13 anni possono restituirci un po’ di fiducia nel futuro. Un discorso come il suo dovrebbe arrivare fino al Quirinale, a Palazzo Chigi e dentro le aule del Parlamento, affinché chi governa si fermi a riflettere sulle proprie scelte e sulle conseguenze di ciò che sta accadendo. Forse, ascoltando la voce sincera di un ragazzo, qualcuno potrebbe finalmente sentirsi chiamato in causa.
Matteo era salito sul palco per cantare una canzone contro la guerra. Ne ha cantate due, poi ha deciso di parlare, senza copioni né discorsi preparati. Ha espresso liberamente i suoi pensieri, con una lucidità e un coraggio che meritano rispetto e ammirazione.

A soli 13 anni ha dimostrato una maturità che molti adulti sembrano aver smarrito. In un mondo in cui troppo spesso prevalgono l’indifferenza e la mediocrità, la sua voce rappresenta un segnale di speranza.

Un applauso a Matteo, ma anche ai suoi genitori e ai suoi insegnanti, che evidentemente stanno contribuendo a far crescere un ragazzo capace di pensare con la propria testa e di non avere paura di dire ciò che sente.

#proteste  #israele
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