Nel 1926 il regime fascista introduce una forte censura per controllare ciò che gli italiani vedono e leggono. Attraverso giornali e cinegiornali diffonde un’immagine positiva del Paese, nascondendo problemi e notizie negative. Si attribuisce meriti che non gli appartengono, come l’introduzione delle pensioni e delle case popolari, già esistenti. Anche dopo la caduta del regime, nel 1943, la propaganda continua a influenzare la memoria delle persone. Il messaggio finale è che una bugia ripetuta tante volte può finire per essere creduta come verità.