La cattura di Nicolás Maduro è stata presentata come la liberazione del Venezuela. Ma dietro la retorica della democrazia e dei diritti umani emergono petrolio, oro, interessi geopolitici e giganteschi accordi economici. Un copione già visto in Iraq, Libia e Siria e che oggi sembra ripetersi anche in Iran: prima si costruisce il nemico, poi si prepara l’opinione pubblica e infine si interviene per spartire risorse e influenza. Criticare queste operazioni non significa difendere Maduro o altri governi autoritari. Significa rifiutare la propaganda e domandarsi quali interessi si nascondano dietro ogni nuova “esportazione della democrazia”.
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