Ai tempi del Covid, ai bambini è stato chiesto di sacrificare tutto.
La scuola.
Lo sport.
Gli amici.
I compleanni.
La normalità.
E poi è stato chiesto anche di vaccinarsi contro una malattia che, per loro, nella stragrande maggioranza dei casi era lieve o asintomatica.
Per mesi abbiamo ascoltato slogan, pressioni morali, campagne basate sulla paura e sul senso di colpa:
“Fallo per i nonni.”
“Fallo per gli altri.”
Ma col tempo è emersa una realtà sempre più difficile da ignorare:
la vaccinazione non fermava il contagio come promesso, mentre il rapporto rischio-beneficio nei bambini restava profondamente discutibile.
Intanto migliaia di ragazzi venivano esclusi dallo sport,dalla scuola, dalla vita sociale.
Molti hanno vissuto ansia, isolamento, stigma e paura.
E oggi?
Nessuno chiede scusa.
Nessuno ammette gli errori.
Nessuno guarda davvero questi ragazzi negli occhi.
Una società matura dovrebbe avere il coraggio dell’autocritica, soprattutto quando a pagare il prezzo sono stati i più giovani.
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