Matteo Gracis esprime una forte saturazione verso i social, vissuti come un flusso continuo di rumore e confusione.
Critica un sistema che premia quantità e velocità, spingendo a commentare tutto senza studio né approfondimento.
Questo meccanismo alimenta superficialità, rabbia e disinformazione.
Pur riconoscendo l’importanza dell’informazione, vede i social come strumenti di distrazione di massa.
Propone di andare controcorrente, puntando su meno contenuti, più qualità e più lentezza.
Conclude valorizzando il silenzio e il diritto di non avere sempre un’opinione su tutto.